venerdì 10 luglio 2009

La Sardegna ostaggio dell'inadeguatezza di chi la governa di Renato Soru

Ancora una volta Cappellacci e la Sardegna sono vittime delle prese in giro da Berlusconi, come già avvenuto durante tutta la campagna elettorale. L’ENI è una società il cui socio di maggioranza è nient’altri che lo Stato ed è impossibile non ravvisare, anche in questa ultima decisione dei vertici aziendali, una precisa responsabilità politica. I viaggi di Cappellacci, a Roma come in qualunque altra località, sono solo una presa in giro dai quali non emergerà nessuna soluzione accettabile. Non basta riempire gli aerei e la sala romana della Regione per fare “alta politica”. Di fatto ancora non c’è niente, se non quello che era ovvio: che davanti all’annuncio del disastro tutti si dichiarano pronti a remare, mentre la bozza di documento presentata dall’attuale presidente della Regione è stata subito accantonata per inconsistenza. Non basta invocare la “calata” di ministri e sottosegretari che, come infinite volte, sarà senza costrutto e conseguenze. La verità è che nel brevissimo giro di 4 mesi l’intero comparto, dal clorosoda di Assemini all’Eurallumina e all’Alcoa del Sulcis, fino all’Eni di Porto Torres, è stato raso al suolo. Simile sorte è toccata al tentativo del polo di Arbatax o all’inseguimento di Sartor. La ragione è sempre la medesima: in Sardegna, oggi, non c’è un interlocutore credibile. Cagliari è infatti diventata una succursale di Roma, completamente deprivata di ogni valore decisionale. Se davvero il presidente Cappellacci fosse in grado di fare gli interessi della Sardegna, piuttosto che essere lo sprovveduto e inadeguato burattino del Premier, sarebbe andato direttamente a L’Aquila a far valere le ragioni della chimica sarda, e allora tutta la Sardegna l’avrebbe seguito. Ma L’Aquila altro non è se non l’emblema della volontà predatoria del governo nazionale nei confronti della Sardegna e dei sardi. Tutto ciò lo sanno bene sindacalisti e gli amministratori che hanno seguito le fasi precedenti, quando la Regione si opponeva davvero in tutti i modi e con autorevolezza allo smantellamento della chimica, riuscendo a impedire lo scempio di questi giorni, diventato conseguenza dell’incapacità del Governo regionale di fornire alcuna garanzia. È certo che il tempo di Caligola finirà, ho dichiarato una volta a un giornale. E così come a Roma i tempi migliori sono venuti dopo i peggiori, la stessa cosa capiterà alla Sardegna. In questi giorni stiamo toccando con mano il peggio, condannati dalla mannaia di Caligola-Berlusconi e dalle sue bugie. Oggi più che mai dobbiamo avere il coraggio di difendere i diritti che ci spettano ed essere intransigenti nel richiederne il rispetto. Non ci sarà mai lavoro, per i Sardi, senza dignità.

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