mercoledì 6 maggio 2009

Caro Ugo ti scrivo, lascia il tuo incarico.

“I have a dream...”. E chi lo avrebbe mai detto che dal mondo imprenditoriale sarebbe saltato fuori l'uomo del riscatto, dell'orgoglio sardo, contro il presidente regionale Ugo Cappellacci? Uomo della Provvidenza, nominato dall'aitante tuttofare e infaticabile premier- imprenditore Silvio Berlusconi. Colui che lo ha consacrato nelle vesti del padre eterno della politica nazionale e regionale, con la benedizione della gerarchia ecclesiastica. E il voto, non va trascurato, della maggioranza dei sardi.

“I have a dream...”, diventa la conclusione in italiano (“Io ho un sogno...”) della lettera aperta al presidente Cappellacci, scritta dall'imprenditore sardo Francesco D'Onofrio per protestare contro l'intera gestione del G8 2009. Non risparmia nessuno, D'Onofrio. L'accusa alla classe politica sarda è trasversale. Ma nel mirino, onore e onere, c'è finito ovviamente l'attuale massimo rappresentante dei sardi.

Una lettera aperta che qualche problema deve pur aver suscitato se, come dichiara lo stesso imprenditore, solo La Nuova Sardegna ha deciso di pubblicarla. Sul niet dell'Unione Sarda non c'è da stupirsi. Ma neppure sulla cautela preventiva del gruppo Epolis, che negando la disponibilità ha dichiarato la propria indisponibilità a “compromettersi” politicamente. Nonostante una discreta indipendenza della linea editoriale e una marcata vocazione commerciale della testata.

«Le scrivo questa lettera aperta per condividere con lei il mio sogno di cittadino, padre e imprenditore sardo che si sente profondamente tradito ed umiliato - scrive D'Onofrio - dalle continue ingiustizie ed offese subite in questo ultimo anno per mano dei nostri rappresentanti di Governo Nazionale, nell'organizzazione del summit dei G8».

Leggendo, si capisce anche perché è effettivamente un sogno, la provocazione dell'imprenditore: «Il mio sogno è di avere un presidente che, forte ed orgoglioso del mandato ricevuto da parte dei suoi cittadini, possa reagire contro il Governo nazionale sottoscrivendo la seguente dichiarazione...». Segue una lista di considerazioni che, c'è da scommetterci, Ugo Cappellacci non pronuncerebbe contro il Cavaliere nemmeno sotto tortura.

Viste “Le ingiustizie subite dalle aziende e dai lavoratori sardi da parte della struttura di missione riguardo alla gestione di fondi regionali, destinati alle opere del G8 e serviti invece unicamente ad arricchire i bilanci delle aziende non sarde”; “L'assegnazione della gestione trentennale delle strutture, realizzate con i fondi regionali, ad aziende non sarde”; “La decisione del Consiglio dei Ministri di spostare il Summit dei G8 in Abruzzo, con il parere preventivo del Presidente della Regione Abruzzo, senza il parere del Presidente della Regione autonoma della Sardegna”;

E ancora: “Le modalità con cui il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna ha appreso tale decisione da parte degli organi di stampa e non dai rappresentati di Governo Nazionale”; “La possibile ripercussione sulla mia carriera politica, così ben avviata, che non può permettermi di reagire nel modo istituzionalmente più consono ed efficace per difendere la nostra amata isola ed il suo fiero popolo”; Per giustificare una fantomatica presa di posizione di Cappellacci, l'imprenditore tira in ballo anche la reazione del Consiglio regionale. Visto, “Gli atteggiamenti dei rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione in Consiglio Regionale che hanno espresso il proprio dissenso per le decisioni prese dal Governo Nazionale in modo poco chiaro ed efficace” e “L'atteggiamento delle associazioni di categoria e dei Sindacati, troppo conciliante di fronte alla decisione del Governo che penalizza enormemente le aziende ed i lavoratori sardi”.

Ecco, visto tutto ciò, il presidente della Regione dovrebbe dichiarare “Di voler rimettere il mio mandato nelle mani del popolo sardo, considerato dal Governo Nazionale esclusivamente popolo obbediente e fedele servitore”.

Non per rovinare i sogni di nessuno, ma l'imprenditore Francesco D'Onofrio (“Cittadino, Padre e Imprenditore Sardo”, come si definisce nella lettera aperta), forse si illude che il suo sogno possa diventare l'incubo di Ugo Cappellacci. Non resta che sperare nel risveglio della coscienza critica. Ma forse, anche questo, è un sogno.

da l'altra voce.net

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