sabato 28 marzo 2009

Con Sardegna Democratica, aiuto a costruire un vero Pd nell'isola - intervista all'ex governatore Soru

C’era chi diceva che era politicamente finito, che la sua buona stella fosse impallidita fin quasi a svanire, dopo aver perso il duello con Ugo Cappellacci (anche se lui tiene a chiarire: «Ha vinto Berlusconi, per giunta, giocando la partita con le carte truccate»). E invece Renato Soru, dopo una pausa che ha dedicato a rimettere le cose a posto a Tiscali e all’Unità, ricompare sulla scena politica tirando fuori dal cilindro una nuova magia: sabato appuntamento a Sanluri per dare vita all’associazione “Sardegna democratica”. Nel day-after dell’annuncio si riconcorrono voci e “boatos” secondo cui Soru si starebbe preparando a creare un nuovo partito. C’è anche chi ipotizza che l’associazione sia stata ideata per “assorbire” il Partito democratico sardo. Quasi una sorta di cannibalismo politico. Lui, Renato Soru, appare molto sereno. Nella sua casa luminosa di Bonaria smentisce queste voci. E spiega l’anima vera del suo nuovo progetto: Sardegna democratica deve diventare un serbatoio di idee, il teatro di un confronto politico e la palestra di una nuova classe dirigente del centrosinistra in Sardegna. Non in antitesi o, in prospettiva, egemone rispetto al Pd, ma solo uno strumento per rafforzare la politica delle idee e della partecipazione nel Partito democratico. - Cos’è davvero Sardegna democratica? Forse l’embrione di un nuovo partito, oppure un contenitore nel quale in futuro “travasare” il Pd sardo? «Ma no, niente di tutto questo. L’idea di creare quest’associazione, che verrà alla luce sabato a Sanluri, è il tentativo di dare una risposta a una domanda, forte e appassionata, che abbiamo percepito nel corso della campagna elettorale. E cioé un desiderio di partecipazione e di discussione, che è poi un segnale di volontà di riavvicinamento alla politica. Magari superando i limiti dei modelli forniti oggi dai partiti». - Ma lei parla di apertura di sedi di incontro in ogni provincia e in ogni paese. E’ facile pensare al primo passo verso un’organizzazione. «E’ tutto molto più semplice. L’avventura elettorale è stata un’esperienza straordinaria, umanamente e politicamente. Soprattutto nei giovani c’era una dichiarata richiesta di ricostruire un dibattito reale, di ritrovare anche materialmente dei luoghi nei quali discutere di politica. Penso che questo patrimonio prezioso di fiducia e di speranza, ma anche di voglia di impegnarsi in prima persona nella costruzione di un progetto o per sostenere idee condivise, non possa andare disperso e debba avere una risposta». - Allora possiamo parlare di uno strumento per aiutare la maturazione del Partito democratico? «Certo. Il mio impegno era e resta quello di contribuire alla costruzione di un vero Partito democratico sardo. L’associazione va vista in questa ottica, come strumento intermedio di dialogo tra la gente e il partito. Il primo obiettivo, quindi, è quello di rafforzare politicamente quel sentimento diffuso di difesa dell’idea di una Sardegna dei diritti e delle responsabilità, completamente alternativa al modello berlusconiano. E, quindi, alternativa anche alla maggioranza di governo regionale che la rappresenta». - Lei parla anche di “volontà di affrancamento ed emancipazione del popolo sardo” e di “aspirazione all’autodeterminazione”. Sono concetti che riportano alla tradizione sardista... «E’ vero, alla tradizione più nobile del sardismo. Sappiamo tutti che il sardismo diffuso è un sentimento reale e profondo. E’ un percepire e condividere alcuni valori culturali. Mi sembra che la nostra esperienza di guida alla Regione sia stata proprio in sintonia con questi valori. Come la difesa della memoria, della tradizione e dell’ambiente, che abbiamo cercato di coniugare con l’innovazione e il buongoverno». - Lei parla anche di nuova classe dirigente. «Mi sembra che questo non sia un problema solo sardo, ma sia uno dei temi più sentiti nel dibattito all’interno del Pd in tutto il Paese. Se l’associazione sarà teatro di dibattito, sarà anche il modo migliore per far emergere intelligenze e sensibilità nuove. Cioé, una nuova classe dirigente». - Come ha vissuto i primi passi della sua esperienza di consigliere regionale di minoranza? «Diciamo che onorerò fino in fondo il mandato che ho avuto dagli elettori. Poi, c’è un aspetto più personale: ho potuto riprendere a occuparmi di Tiscali, per la quale sto lavorando per il risanamento e la messa in sicurezza della società». - E L’Unità? «E’ stato siglato un accordo sindacale e si sta mettendo in moto una ristrutturazione. Diciamo che sono ottimista». - Si dice che ci siano nuovi possibili azionisti per il giornale. «E’ vero». - Torniamo alla politica. Quali sono le sue prime valutazioni sulla giunta Cappellacci? «Non ho finora visto un progetto politico alternativo al nostro. Non esisteva in campagna elettorale e non l’ho sentito nell’intervento in aula del presidente Cappellacci. Ho sentito solo principi scontati e alcune cose che non esistono. Ma programmi, niente. Le dirò di più: Cappellacci ha detto di non avere un’idea forte, ma di voler far emergere le idee che gli verranno suggerite. E’ l’affermazione di una politica debole, di un governo senza un ruolo guida». - Si dice che uno dei primi passi della giunta di centrodestra sarà quello di denervare e forse, poi, di cancellare la Conservatoria delle coste. E’ come colpire un simbolo dell’azione politica della sua giunta. «Ho sentito. E devo dire che non sono per niente sorpreso. E’ chiaro che la prima cosa che faranno sarà quella di colpire i simboli della nostra azione politica, come la tutela dell’ambiente e l’equità contributiva. D’altra parte, che bisogno c’era di cancellare subito quella che loro chiamano la “tassa sul lusso” e che io invece chiamo dell’ambiente? Era così fondamentale per la Sardegna, in questo momento così difficile di crisi, cancellare quei pochi soldi che pagano quei ricchi signori che vengono con i loro yacht per poche settimane l’anno a fruire delle nostre bellezze ambientali e paesaggistiche? A me pare proprio di no». - L’annunciata “rivoluzione edilizia” di Berlusconi pensa possa avere effetti negativi per la Sardegna? «Prima di tutto vediamo di cosa si tratta. Dico questo perché prima è stato diffuso un testo che poi Berlusconi ha disconosciuto e si sta ora modificando. Poi c’è stata la posizione dei presidenti delle Regioni e la lettera del presidente Napolitano. Se dovessi restare agli aumenti di cubatura dal 20 al trenta per cento, dico che per la Sardegna si potrebbero avere effetti davvero disastrosi. Se calcoliamo che esistono circa 400 mila seconde case sulle coste sarde, ecco, abbiamo un’idea molto chiara di cosa potrebbe accadere». - Potrebbero saltare molti Puc e quelli in elaborazione essere rivisti? «La scelta che dovranno fare è molto chiara: o rispettare l’attuale Piano regionale paesaggistico oppure tornare al Far-west di cinque anni fa. Ma c’è un concetto che in questa fase sta sfuggendo a molti. E cioè che si vuole fare un regalo a chi la casa l’ha già e non si darà nulla a chi invece non ce l’ha». - La recente iniziativa della procura della Repubblica di Sassari ha svelato la drammatica realtà dell’inquinamento in alcune aree industriali. Lei e la sua giunta avevate posto come priorità la bonifica dei siti industriali e il loro riutilizzo produttivo. Ora sembra che i soldi per mettere in pratica quelle politiche non ci siano più. «E’ così. E’ un altro dei simboli della nostra politica che hanno deciso di abbattere». - L’area dell’Arsenale alla Maddalena sembra che andrà al gruppo Marcegaglia. Pensa che la presidente di Confindustria, per tutelare i propri interessi, riuscirà dove lei ha fallito? Cioé far sloggiare da Santo Stefano la Marina militare? «Su Guardia del Moro ho un timore molto serio. Quando discutemmo di dismissioni con l’allora ministro della Difesa Arturo Parisi, il deposito munizioni di Santo Stefano era nell’elenco dei siti da restituire alla Regione perchè praticamente non aveva alcuna utilità. Insomma, era cosa fatta. Poi, improvvisamente, si è manifestata una forte volontà di non cedere più Guardia del Moro. Ho il fondato sospetto che esista un progetto per fare del deposito un sito di stoccaggio per le scorie nucleari. Un’idea che aveva qualche anno fa, esattamente nel 2003, il generale Jean quando guidava la Sogin». - Lei ha detto in campagna elettorale che Berlusconi faceva propaganda e che non avrebbe realmente affrontato e risolto i problemi più gravi dell’isola. La pensa ancora così? «Diciamo che oggi c’è la prova di quello che dicevo e temevo. Prendiamo l’Eurallumina. E’ importante oggi ricordare quella finta telefonata all’«amico» Putin e constatare cosa ha prodotto. Chiederne conto. Oggi il premier russo deve avere il telefono sempre occupato... Chissà quanti sardi, penso al Sulcis, hanno votato Berlusconi nella speranza che potesse risolvere i loro problemi!». - Solo propaganda, allora? «Cinismo, un uso cinico della disperazione della gente. E che fine hanno fatto gli accordi con Scaroni per la chimica? Perché Scajola è sparito e faceva ricevere le delegazioni sarde da semplici funzionari? Resta Sartor con le sue titubanze. La verità è che Sartor è un bravo imprenditore, ma produce scale e non è adeguato in uno scenario complesso come quello della chimica». - Ora la provincia e i sindaci del nord-Sardegna parlano di “scippo” dei fondi per la nuova Sassari-Olbia. «Le delibere del Cipe non sono il forziere per la munificenza del “Principe”, ma sono la distribuzione delle risorse legate ai diritti e ai bisogni delle Regioni. La delibera del 2007 aveva destinato alla Sardegna il 12,61% delle risorse del Mezzogiorno e si trattava di finanziare assi strategici come strade e ferrovie. Cinquecento milioni di euro erano per la Sassari-Olbia. I soldi sono spariti, ma non sono spariti i 60 milioni per la metropolitana di Cagliari. Un’opera che dovrebbe costare oltre un miliardo. Ma forse si vogliono finanziare solo alcuni progetti...». - Restando alle promesse elettorali, c’era anche la riforma elettorale per le Europee per garantire un seggio alla Sardegna. «Schifani non ha neppure messo in discussione l’emendamento presentato da Sanna che proponeva il collegio elettorale sardo. Che si sia trattato di un’ingiustizia è provato dalle proteste dell’ex ministro Beppe Pisanu». - Ma, allora, perché Berlusconi l’ha battuta? «Perché il confronto era truccato. Non è leale il confronto tra un signore che ha il controllo quasi completo dei mezzi di informazione e un altro che ne è escluso, salvo qualche rara eccezione». - Quanto hanno influito nella sconfitta del centrosinistra poteri forti come una parte della massoneria, le lobby della sanità e del cemento e alcune anime della Chiesa? «Molto, moltissimo. C’è stata un’alleanza per tutelare interessi e rendite di posizione che noi avevamo colpito con la nostra azione politica. Berlusconi, oltre a mettere in campo il suo strapotere mediatico e la sua capacità di ingannare, è riuscito anche a mettere assieme questi gruppi di potere. A questo scenario si è aggiunta la debolezza dei partiti di centrosinistra in questa fase politica». - Lei si è lamentato molto del ruolo svolto dall’informazione in questa fase. «Se in Sardegna un quotidiano e una tv in cinque anni non intervistano il presidente della Regione, evidentemente c’è un problema. Ho cercato di avere una frequenza con il digitale terrestre per dare una voce alle istituzioni, ma non me lo hanno concesso». - E perché? «Hanno detto che avrei fatto Telekabul. Che sciocchezza! Al centrodestra dico di battersi per quel canale perché è un diritto dei cittadini essere informati dalle istituzioni»

La Nuova Sardegna

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