
sabato 17 luglio 2010
Lavoro se son figlio di papà

venerdì 20 novembre 2009
Riprendiamo da dove eravamo rimasti...
Finanziamenti rimandati in eterno, dichiarazioni mai mantenute. La storia infinita di una rete viaria assassina che nessuno vuole cambiare


G8? MEGLIO DI NO - Tutto pareva andare per il meglio (solo per quanto riguardva la strada, non per l’Italia o la Sardegna), ma il governo Prodicrolla e il nuovo-vecchio presidente del consiglio Berlusconi inizia subito a manifestare un certo fastidio nei confronti del G8 a La Maddalena. Credo che, dal suo punto di vista, sia comprensibile: destinare così tante risorse ad un’isola lontana il cui peso elettorale è poco o nullo doveva apparirgli uno spreco mica da poco. Prova a sondare il terreno per un eventuale G8 a Napoli: «E’ un desiderio, è un sogno, ma ci sto lavorando», perché «servirebbe per attirare l’attenzione degli stati stranieri su Napoli». Con l’ex governatore trova terreno poco fertile e con le elezioni regionali a meno di un anno una mossa del genere avrebbe rischiato di fargli perdere una regione che, a giudicare dai sondaggi, era praticamente già sua. Fece marcia indietro. E PROMESSE - Per quanto riguarda quella che i sardi oramai chiamano “la strada maledetta” tutto sembrava filare liscio e le varie procedure burocratiche venivano espletate piuttosto velocemente (per la media italiana): l’ANAS appone la sua firma e la regione indice la gara d’appalto. Però il governo italiano non sta con le mani in mano e fa la prima mossa ad effetto: con la finanziaria del 2008 taglia 10 miliardi di fondi FAS. Provate ad indovinare cosa succede ai fondi che il CIPE avrebbe dovuto stanziare a dicembre del 2008? Esatto, sono spariti, ma il governo, in vista delle imminenti elezioni regionali, diede ampie rassicurazioni. Da allora i fatti si susseguono velocemente e a febbraio del 2009, pochi giorni prima delle elezioni, ancora nulla. Berlusconi però tra gennaio e febbraio diventa sardo a tutti gli effetti e trascorre tutti i fine settimana in Sardegna per dare man forte al suo prescelto: Ugo Cappellacci. Insieme, a Cagliari, promettono che ilCIPEprossimo venturo di marzo avrebbe stanziato i fondi non solo per laSassari-Olbia, ma anche per molte altre opere viarie fondamentali. Trionfo elettorale scontato e altrettanto scontata deliberadel CIPE priva degli stanziamenti per la strada. Il povero Cappellacci secondo voi si sarebbe mai potuto arrabbiare dopo una campagna elettorale incentrata sul leitmotiv del “governo amico”? Ma certo che no, lui è il governatore del sorriso e quindi assiste sorridente mentre i suoi connazionali sardi vengono imbrogliati.
LA STORIA SI RIPETE - Va bene, siamo solo all’inizio, poi, da marzo a novembre, le cose saranno sicuramente
migliorate. Ovviamente no, anzi: il G8è stato scippato e le vecchie promesse sono state sostituite da nuove promesse sfavillanti. Governo e regione hanno firmato un accordo quadro in cui praticamente dicono che i fondi ci sono e, guarda caso, sono gli stessi che sarebbero dovuti essere stanziati un anno fa, quando su quella strada c’erano morte circa 10 persone in meno. A metà ottobreCappellacci, trionfante per l’accordo con il governo, nega che vi sia mai stato uno scippo dei fondi FAS. Figuriamoci, si è trattato solo di un prestito, e che diamine! Sa che la pazienza dei sardi è agli sgoccioli e così annuncia che il prossimo CIPE di inizio novembre stanzierà finalmente quei fondi. La riunione del CIPE si è tenuta il 6 di novembre e i fondi non sono stati stanziati.
CROCI E CROCIFISSI - Il centro sinistra non aspettava altro ed inizia a protestare mentre il centro destra emette solo brevi comunicati in cui nega qualsiasi scippo, forse dimentico dei toni trionfali usati solo un mese prima al momento della firma dell’intesa con il governo. Cappellacci parla di «sterili polemiche» e dice «Preferisco impegnare più proficuamente il mio tempo confrontandomi costantemente col territorio e i suoi rappresentanti per cercare di individuare le priorità ed i problemi da risolvere tutti insieme». Dopo tutto il governo amico è amico anche quando te lo mette in quel posto per un anno, altrimenti che amicizia sarebbe? Però il 12 di novembre c’è stata la svolta eCappellacci, forse memore di quando era un giuovine e diligente scolaro, ha preso carta, penna ed un ufficio stampa composto da 12 personeneo assunte ed ha scritto una letterina che è stata pubblicata dal Foglio e dall’Unione Sarda, e che viene riportato anche sul sito della Regione Sardegna, in cui esprime tutto il suo disappunto per il mancato finanziamento della strada! Ovviamente scherzo, egli, essendo in odore di santità come il suo capo, ha scritto per protestare contro la recente sentenza della corte europea dei diritti umani. Un crocifisso appeso al muro di un’aula scolastica pare essere più degno di nota di 75 croci ai bordi di una strada.
tratto da: http://www.giornalettismo.com/archives/42001/s-s-597-sassari-olbia-una-strada-promessa-in-una-terra-dimenticata/
venerdì 11 settembre 2009
Sardegna, isola al centro del Mediterraneo: non per Italia e Spagna

Riporto l'articolo tratto da La Nuova Sardegna.it
Buona lettura
LA MADDALENA. Berlusconi gli dà un buffetto sulle guance. Cappellacci si inchina. Zapatero lo saluta. Sorride. Lo ricevono alla grande. «Aggiustati la cravatta» gli consiglia Berlusconi. Lo fa: la stringe. I fotografi immortalano la stretta di mano. Poi comincia Italia-Spagna a porte chiuse, dentro l’ex arsenale al debutto come sede di vertici internazionali. Il prossimo a novembre: ospite la Russia. Poche ore di colloqui. Intese politiche (linea comune sulla lotta all’emigrazione), accordi economici. Perfetta parità, totale armonia. Ma la Sardegna perde: niente autostrade del mare. L’inno spagnolo, poi quello italiano, infine quello sardo. La Brigata Sassari gliele suona, a Zapatero, premier di quello che fu un impero che dominò la Sardegna. Alle 11 l’ex arsenale si apre al mondo, dopo gli anni di chiusura militare. «Ringrazio l’Italia per aver scelto un posto così gradevole» dirà Zapatero ai giornalisti.
Berlusconi è in forma. Ha la possibilità di mettere in campo il suo pezzo forte: vendere. Davanti a un plastico dell’ex arsenale. Non si frena. «Guarda che cosa abbiamo fatto in un anno. Questo è il centro congressi, quello là è il polo per la nautica, quell’altro è l’albergo». Zapatero sorride. Berlusconi parla in italiano, non c’è traduttore, ma insomma, ci si capisce. Presenta Angelo Comiti a Zapatero. «Questo è il sindaco della Maddalena. Sai, è un po’ arrabbiato con me perché ho spostato il G8. Ma, sindaco, ho promesso otto vertici qui alla Maddalena, e questo è solo il primo». Comiti ci crede: «Non ho motivo di dubitarne». «Me l’ha detto davanti alla Marcegaglia» conferma Massimo Putzu, presidente degli industriali sardi. E infatti, dietro le quinte, ecco la notizia: a novembre ci sarà un vertice Italia-Russia. E un’i ndiscrezione: potrebbe tenersi un incontro tra Italia, Spagna, Francia, Grecia e cinque paesi africani.
I ministri hanno già finito. La Russa scherza con la collega della Difesa spagnola, la Chacon. «Chi vince tra Inter e Barcellona?». Lei sorride. E lui, interista intraprendente, va all’attacco: «Ci avete preso Ibra, ma noi siamo più forti...». Ok, d’accordo. Ma Berlusconi? «Visto che mare? - fa la Russa -. Ha deciso di fare un tuffo». Risate. Berlusconi arriva con Zapatero, tutti insieme studiano le carte preparate da mesi. E le portano alla firma, davanti ai giornalisti. Il ministro Matteoli e quello dei Lavori pubblici spagnolo, Blanco Lopez, usano la penna per sottoscrivere l’ accordo sulle autostrade del mare (400mila Tir che non passeranno più sulle strade nei prossimi due anni). La Sardegna è al centro del Mediterraneo, ma non per Italia e Spagna: i porti dentro l’a ffare sono quelli di Civitavecchia, Genova, Livorno, Salerno e Carrara. Una beffa.
domenica 6 settembre 2009
Il diavolo in corpo

L'attacco alla Chiesa, le querele alla stampa libera, l'annunciato boicottaggio all'UE se i commissari continueranno a "ficcare" il naso sui casi che riguardano le scelte del governo Berlusconi. Si preannuncia un autunno nero, una guerra contro tutti da parte del premier. L'espresso dedica un ampio articolo a tutte queste vicende che hanno letteralmente scosso l'opinione pubblica. Riporto l'articolo, buona lettura.
Mi raccomando, scrivetelo che io queste cose le dico sempre con il sorriso... Certo, Cavaliere, si figuri, come no. Con un bel sorriso, la sera del primo settembre, data anniversario dell'invasione nazista della Polonia e dell'inizio della Seconda guerra mondiale, Silvio Berlusconi in visita a Danzica, la città polacca da cui partì tutto, prova ad affossare alcune istituzioni uscite dalla vittoria delle democrazie nel conflitto più sanguinoso della storia.
L'Unione europea, per esempio. "Bloccheremo con il veto il funzionamento della Commissione Ue", minaccia il premier scatenando le reazioni di Bruxelles, alla vigilia del rinnovo del mandato da presidente del portoghese Josè Manuel Barroso. Berlusconi è infuriato per le dichiarazioni del portavoce Ue Johannes Leitenberger sulla libertà di espressione come "garanzia fondamentale dell'Europa". Dovrebbe essere la scoperta dell'acqua calda, e invece nel reame di Berlusconia isolato dal resto della comunità internazionale no, non si può dire, è una verità scomoda. Anche perché, sempre con il sorriso, nella stessa esternazione, l'uomo che guida il governo italiano attacca sul piano personale Carlo De Benedetti ("Un editore svizzero"), il direttore di "Repubblica" Ezio Mauro ("Evasore fiscale") e l'intera stampa internazionale, presa in blocco, come un unico soggetto ostile. Finito? Macché, sempre con il sorriso, il Cavaliere lancia l'avvertimento finale alle gerarchie ecclesiastiche, già stressate da una settimana difficile.
La legge sul testamento biologico, quella per cui Berlusconi appena sette mesi fa sfidò il Quirinale, provocò una crisi istituzionale e mobilitò il gruppo del Pdl al Senato chiamato a votare in poche ore il decreto salva-Eluana, poi approvata a Palazzo Madama, potrebbe tornare in discussione: "Ne parleremo alla Camera, io garantirò la libertà di coscienza dei deputati Pdl". Sciogliete le righe, altro sorriso berlusconiano, anche la Chiesa è servita. La dichiarazione di guerra di Danzica è conclusa. È la nuova strategia del premier, partorita nelle settimane estive con l'inner circle, dove sale sempre di più la stella di Niccolò Ghedini e tramonta malinconicamente l'influenza di Gianni Letta, l'ambasciatore dei tempi di pace esautorato in questa stagione di guerra sporca, senza quartiere. La strategia della tensione inaugurata al rientro delle vacanze venerdì 28 agosto. Quel giorno da Palazzo Chigi partono le querele contro il gruppo Espresso e i giornali internazionali che hanno ripreso le dieci domande sulle frequentazioni pericolose del premier, famose ormai in mezza Europa, ma mai riprese da un tg nazionale.
E sulla prima pagina del "Giornale", di nuovo affidato alle sottili cure di Vittorio Feltri, campeggia il titolo: "Il supermoralista condannato per molestie". Sottotitolo: "Dino Boffo, alla guida del giornale dei vescovi italiani e impegnato nell'accesa campagna contro i peccati del premier, intimidiva la moglie dell'uomo con cui aveva una relazione". Il caso Boffo serve a spiegare meglio di ogni altra cosa l'escalation del neo-berlusconismo, al cui confronto il "non faremo prigionieri" di Cesare Previti era un mazzo di rose. Chi è Dino Boffo, infatti? Molto più di un semplice direttore di "Avvenire". Da 15 anni è uno dei personaggi più influenti e potenti della Chiesa e, dunque, della nomenclatura italiana. L'uomo di fiducia del cardinale Camillo Ruini. La guida di un impero multimediale che raccoglie il quotidiano dei vescovi, la televisione satellitare Sat2000, il circuito radiofonico più i grandi eventi comunicativi, tutto centralizzato nella persona di Boffo. Il front runner delle grandi campagne della Cei ruiniana, dall'astensione sui referendum sulla fecondazione assistita nel 2005 al Family Day contro la legge sulle coppie di fatto proposta dal governo Prodi e dalla cattolicissima Rosy Bindi. Cosa pensi Boffo del Cavaliere, dell'anomalia berlusconiana e del conflitto di interessi, il direttore di "Avvenire" lo chiarisce una volta per tutte il 18 aprile 2006 parlando ex cathedra dal suo pulpito preferito, il forum con i lettori nella pagina delle lettere. "Sarà dura rimediare ai guasti che il gruppo di potere di Berlusconi ha recato alle istituzioni: la vergogna delle leggi ad personam, lo stravolgimento dei principi costituzionali", scrive il lettore Ranieri Marchi. "Mi preoccupa anche la corsa farisaica a dichiararsi figli devoti della Chiesa". Boffo, però, non ci sta. E replica in malo modo: "Il suo è un anti-berlusconismo istintivo, totale, fazioso". Quanto al rapporto con la Chiesa, Boffo non ha dubbi: "Il fenomeno della secolarizzazione in Italia era partito assai prima che Berlusconi invadesse l'etere con le sue tv. Abbiamo dimenticato la vicenda del divorzio e dell'aborto? Si ricorda quel ragionamento sibillino e falsamente democratico che dilagò anche in casa nostra, nel mondo cattolico, secondo cui si diceva: "Io non divorzierò mai, ma perché devo togliere questa possibilità ad altri?". Provi a pensare, amico caro, se l'inizio della crisi non fu piuttosto quello. Poi, certo, altro venne e fu la combustione generale". Insomma, per Boffo in Italia c'è stata una sola, vera anomalia: il dialogo tra i cattolici e la sinistra. Un rapporto contro-natura, questo sì. In coerenza con questo dogma, per anni il fedelissimo di Ruini conduce "Avvenire" contro i cattolici democratici alla Prodi o alla Scoppola, l'Ulivo, i governi del centro-sinistra. E lancia nuove carriere politiche: nel centrodestra, in Forza Italia. Alla vigilia delle elezioni politiche 2006 dove sono in competizione Berlusconi e Prodi, per esempio, affida l'editoriale di orientamento al voto per i lettori alla laica Eugenia Roccella: "Il nostro problema, oggi, è non far scomparire la famiglia, la sacralità della vita, la dignità della persona. Ma per fare questo dobbiamo schierarci". Inutile dire da che parte: la Roccella, infatti, sarà scelta dalla Cei come portavoce del Family Day nel 2007 e da lì prenderà il volo. Oggi è deputata del Pdl e sottosegretaria al Welfare nel governo Berlusconi. Grazie a Boffo.
Un bel testacoda, dunque, che a finire nel mirino del "Giornale" sia finito proprio il nemico dei cattolici adulti, e per colpa di due interventi in quella rubrica dove per anni il direttore ha impartito vibranti lezioni agli anti-berlusconiani. Sono bastate due risposte ai lettori in rivolta per i silenzi della Chiesa sugli scandali sessuali di Berlusconi, il 24 e il 28 luglio, parole misurate e prudenti come sempre ("Uno scenario di potenziale desolazione"), ma per una volta esplicite, in difesa dei vescovi che nei giorni precedenti avevano condannato il premier. Pioveva, piovevano soprattutto nella redazione di "Avvenire" le lettere di parroci indignati per i comportamenti del premier e i silenzi della Chiesa, Boffo si è limitato ad aprire l'ombrello, ma per i falchi berlusconiani avrebbe dovuto giurare che c'era il sole, in molti d'altra parte in questo tempo sono disposti a farlo. Tanto è bastato nell'era del Berlusconi furioso per inserire Boffo nella lista dei cattivi. Il moralista, il cattocomunista da dileggiare sulla gazzetta della famiglia Berlusconi, da sbattere in prima pagina come omosessuale "attenzionato dalla Polizia" e"bugiardo". Una strategia della tensione e dell'intimidazione che non risparmia neppure gli ex amici. E che, in questo caso, è arrivata a sfiorare il soglio più alto, la figura del papa trascinata nella polemica per via di una telefonata al presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco. Per la Chiesa, nelle sue varie anime in contrasto tra loro, gli ultimi giorni rappresentano la fine di un'illusione a lungo coltivata negli ambienti ruiniani. "Per anni abbiamo pensato che la sinistra fosse ideologica, inaccessibile ai nostri messaggi. E che invece il centrodestra, la creatura berlusconiana, fosse una parete bianca, vuota, in cui ognuno poteva scrivere quello che voleva", spiega un monsignore. La speranza che nel vuoto di idee del Pdl fosse più facile per i vertici della Chiesa infilare progetti, risorse, classe dirigente. L'ultima settimana rappresenta un brusco risveglio. In pochi giorni la Lega ha invitato il Vaticano a prendersi gli immigrati in casa, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha intimato ai vescovi a restare fuori dal dibattito sul testamento biologico. E Berlusconi, il nuovo uomo della Provvidenza benedetto dalla cordata Ruini, minaccia di rimettere in discussione il pacco di doni legislativi promesso alla segreteria di Stato vaticana.
Un assedio che costringe gli uomini del cardinale Tarcisio Bertone, numero due del Vaticano, filo-governativi, e l'ala dura della Cei, incarnata dai siciliani Mariano Crociata e Domenico Mogavero, a mettere da parte le rivalità esplose fragorosamente sui giornali e a fare quadrato. Per un'istituzione come la Chiesa, abituata a ragionare in millenni e non in anni, il dopo-Berlusconi è già un tema di attualità. Né è possibile farsi mettere sotto ricatto dal Cavaliere che consente la pubblicazione di informative per seminare la zizzania tra i pastori di Cristo, i pescatori di uomini chiamati ora a muoversi nel porto limaccioso dei dossier, e agita sondaggi sfavorevoli al Vaticano e favorevoli a lui. A dimostrazione che per il Berlusconi furioso non esistono contropoteri. Non lo possono essere i vescovi. Non può esserlo l'Europa, bollata come l'istituzione dei portavoce, un fantasma inesistente. Deve essere impedito che lo diventi la stampa che non è direttamente o indirettamente controllata. E tantomeno può sperare di arginare la strategia chi nell'entourage berlusconiano ha sempre consigliato cautela e rispetto per le istituzioni: Gianni Letta mai come ora in difficoltà. Berlusconi va alla guerra totale, contro il Vaticano, contro l'Europa, contro tutti. Sarà ricordata a lungo la dichiarazione di Danzica. E chissà se, alla fine, al Cavaliere resterà incollato il bel sorriso di quel giorno, il primo settembre.
sabato 5 settembre 2009
Sempre più Isola. Non col Sud. E non contro l'amico del Nord

di Marco Bucciantini
Venne sull’Isola da padrone e spese quasi 3 miliardi di euro in ventinove secondi, cronometrati al centesimo. Era il 13 febbraio e nel palasport di Cagliari il premier Silvio Berlusconi si teneva a fianco, accucciato («per favore, scendi dalla pedana che sennò sembro più basso», gli disse, e l’altro scese all’istante) Ugo Cappellacci, il figlio del suo amico commercialista, che sarebbe diventato tre giorni dopo presidente della Sardegna. Vinse, l’ex ragazzo «cresciuto nel giardino di Arcore», proprio rivendicando quel rapporto privilegiato che avrebbe inondato d’oro l’Isola. Ma invece che in scia alla Brianza, la Sardegna s’è ritrovata sotto lo Stivale, nel posto più a sud della crisi. Se c’è una cosa che i sardi pensano di loro stessi è che non vivono al Sud, così come inteso nell’immaginario del Paese, ma sulla loro isola. Lo dicono senza razzismo, e con un po’ d’orgoglio autonomista. In quei 27 secondi Berlusconi si comprò le elezioni, con il solito sfacciato ammiccamento al voto di scambio: «Per voi mi risultano già stanziati 2 miliardi e 700 milioni di euro». Vai col battimani. «Dalla Carlo Felice (ss 131) alla Sassari-Olbia, dal molo a Porto Torres alla nuova caserma dei carabinieri di Cagliari, e ci sono anche i soldi per sistemare l’acquedotto». Costosa, la Sardegna. Imbrogliò i lavoratori: «Ieri notte ho trovato un compratore per la chimica, il signor Sartor...». C’era Cappellacci a fianco del premier (un gradino sotto), e c’è anche la sua faccia su queste illusioni. E gli brucia, adesso, con la fabbrica dell’Eni di Porto Torres distante dieci giorni dalla chiusura del suo cuore, il cracking. Un passaggio simbolico della crisi che dall’industria sassarese piano piano affliggerà tutto il territorio, già depresso dalla chiusura dell’Eurallumina di Portovesme: da marzo 450 operai sono senza lavoro, un mese dopo il bacio della morte di Berlusconi: «Impediremo il blocco di quest’azienda». E dopo 39 anni le ciminiere hanno smesso di fumare. Il governatore ha mostrato i denti al suo pigmalione, parlando a nuora perché suocera intendesse: «Così non va bene, l’Eni è irresponsabile», e ieri Gianni Letta l’ha ricevuto a Palazzo Chigi, per parlare, rimediare, tentare un tavolo. Quello che non può fare è attaccare l’Isola alla terraferma: nel Partito del Sud la Sardegna non può entrare. Per storia, volontà, distanza. E se il ministro Raffaele Fitto (che un tempo si vantava dell'appellativo di «protesi di Berlusconi») dice: ci penserà il premier, allora il figlio dell’amico commercialista ripeterà: ci penserà il premier. Anche se si guarda attorno e non ci crede più. Aprì gli occhi il 23 aprile: quel giorno Berlusconi annunciò il trasferimento del G8 dalla Maddalena all’Aquila, senza aver avvertito nessuna istituzione locale. Per l’appuntamento sull’arcipelago, voluto da Prodi e Soru per mostrare al mondo il superamento della servitù militare, dopo la chiusura della base americana di Santo Stefano, “ballavano” mille milioni. Fondi vieppiù garantiti dall’Europa, destinati alla Sardegna nel progetto Fas (per le aree svantaggiate). Servivano per opere dirette e per opere collegate, fra cui la tanto reclamizzata Olbia-Sassari, strada a 4 corsie che renderebbe meno impervio muoversi nel nord dell’Isola. Quei soldi sono spariti: «Se la Sardegna vuole completare le opere avviate per il G8 e se vuole realizzare quelle programmate e poi bloccate, lo faccia pure: ma se le paghi, lo Stato non metterà un euro». Scritto nero su bianco nell’emendamento che traslocava il G8 e i soldi in Abruzzo. Da allora è una corsa a trovare cavillose ragioni, con Cappellacci che spulcia documenti per dimostrare che il finanziamento è da sempre a carico di Comuni e Regione. È una difesa d’ufficio ridicolizzata dalla storia, che sa prendersi dolorose vendette: il giorno in cui il governatore presentava la sua giunta, il Cipe stralciò i fondi già stanziati per il risanamento dei siti industriali (Sulcis, Porto Torres...). Quel miliardo e mezzo serviva a Berlusconi per rimpolpare il decreto anti-crisi. Non certo quella della Sardegna.
venerdì 4 settembre 2009
Il passaggio del gasdotto
LA NUOVA SARDEGNA.
Riprende l'attività del comitato
COMITATO “PRO STRADA OLBIA-SASSARI A 4 CORSIE”
c/o centro sociale, via La Palazzina n°41
07020 SU CANALE (OT)
http://stradasassariolbia.
OGGETTO: Comunicato stampa
In questi ultimi due mesi il comitato ha atteso che il nuovo governo regionale desse delle risposte a riguardo alla realizzazione della nuova Olbia-Sassari ,visto il completo disimpegno del governo nazionale dopo le elezioni regionali di Febbraio 2009. La strada Olbia-Sassari è una delle poche opere in Italia a poter essere appaltata subito, però ancora niente è stato fatto. Nonostante gli ultimi incidenti mortali, la politica al momento ha solamente promesso, senza veder alcun risultato. L’ultima dichiarazione del Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, a riguardo della Olbia-Sassari è stata durante l’inaugurazione del nuovo terminal dell’aeroporto Costa Smeralda di Olbia. Aveva annunciato l’immediata partenza dei lavori con la realizzazione del primo lotto, con uno stanziamento di 30 milioni di euro (su 470 mln). Tutti noi del comitato e di chi percorre quotidianamente la Olbia-Sassari, vorremo sapere dagli organi competenti, delle notizie a riguardo sui fondi stanziati per quest’opera, quanto dovremo aspettare per vedere il primo cantiere e, soprattutto, se la strada venga realizzata secondo l’ultimo progetto accordato con la precedente amministrazione regionale e in particolare con l’ex assessore ai LL.PP. Carlo Mannoni.
Il comitato “Pro strada”, riprenderà l’attività, lavorando in rete con i comitati di Olbia e Sassari.
Il delegato del Comitato
“Pro strada Olbia-Sassari a 4 corsie”
Diego FRESU
venerdì 10 luglio 2009
La Sardegna ostaggio dell'inadeguatezza di chi la governa di Renato Soru
Ancora una volta Cappellacci e la Sardegna sono vittime delle prese in giro da Berlusconi, come già avvenuto durante tutta la campagna elettorale. L’ENI è una società il cui socio di maggioranza è nient’altri che lo Stato ed è impossibile non ravvisare, anche in questa ultima decisione dei vertici aziendali, una precisa responsabilità politica. I viaggi di Cappellacci, a Roma come in qualunque altra località, sono solo una presa in giro dai quali non emergerà nessuna soluzione accettabile. Non basta riempire gli aerei e la sala romana della Regione per fare “alta politica”. Di fatto ancora non c’è niente, se non quello che era ovvio: che davanti all’annuncio del disastro tutti si dichiarano pronti a remare, mentre la bozza di documento presentata dall’attuale presidente della Regione è stata subito accantonata per inconsistenza. Non basta invocare la “calata” di ministri e sottosegretari che, come infinite volte, sarà senza costrutto e conseguenze. La verità è che nel brevissimo giro di 4 mesi l’intero comparto, dal clorosoda di Assemini all’Eurallumina e all’Alcoa del Sulcis, fino all’Eni di Porto Torres, è stato raso al suolo. Simile sorte è toccata al tentativo del polo di Arbatax o all’inseguimento di Sartor. La ragione è sempre la medesima: in Sardegna, oggi, non c’è un interlocutore credibile. Cagliari è infatti diventata una succursale di Roma, completamente deprivata di ogni valore decisionale. Se davvero il presidente Cappellacci fosse in grado di fare gli interessi della Sardegna, piuttosto che essere lo sprovveduto e inadeguato burattino del Premier, sarebbe andato direttamente a L’Aquila a far valere le ragioni della chimica sarda, e allora tutta la Sardegna l’avrebbe seguito. Ma L’Aquila altro non è se non l’emblema della volontà predatoria del governo nazionale nei confronti della Sardegna e dei sardi. Tutto ciò lo sanno bene sindacalisti e gli amministratori che hanno seguito le fasi precedenti, quando la Regione si opponeva davvero in tutti i modi e con autorevolezza allo smantellamento della chimica, riuscendo a impedire lo scempio di questi giorni, diventato conseguenza dell’incapacità del Governo regionale di fornire alcuna garanzia. È certo che il tempo di Caligola finirà, ho dichiarato una volta a un giornale. E così come a Roma i tempi migliori sono venuti dopo i peggiori, la stessa cosa capiterà alla Sardegna. In questi giorni stiamo toccando con mano il peggio, condannati dalla mannaia di Caligola-Berlusconi e dalle sue bugie. Oggi più che mai dobbiamo avere il coraggio di difendere i diritti che ci spettano ed essere intransigenti nel richiederne il rispetto. Non ci sarà mai lavoro, per i Sardi, senza dignità.domenica 5 luglio 2009
Forum: Energia e Nucleare

Sardegna Democratica promuove la mobilitazione dei Sardi contro le centrali ed i depositi di scorie nucleari nella nostra isola. Il nostro obiettivo è far rispettare l’esito del Referendum del 1987 e far dichiarare la Sardegna Regione denuclearizzata dal Consiglio Regionale, dai Consigli Provinciali e Comunali.
Dopo le servitù militari e le servitù industriali, la nostra isola non tollererà le servitù nucleari. Il nostro progetto per la Sardegna è lo sviluppo ecocompatibile. La nostra è terra di pace, di accoglienza, di solidarietà in cui il lavoro e le opportunità derivano dalla tutela e conservazione dell’ambiente, dal risparmio energetico e dall’energia rinnovabile.
Il forum tematico che oggi attiviamo sull’energia, sul nucleare, sulle fonti rinnovabile sarà luogo di informazione e di partecipazione. Ospiterà contributi, suggerimenti, link di siti specializzati, proposte e adesioni di quanti vorranno lavorare con noi.
Vai al FORUM
http://www.sardegnademocratica.it/
mercoledì 1 luglio 2009
Tutela del territorio e paesaggio, beni inestimabili - di Renato Soru

Credo proprio di sì. Il paesaggio, in parte ancora salvo, è uno degli elementi costitutivi della nostra identità con il suo carico di natura e di cultura. Quel paesaggio che si è formato in un modo così sorprendente è l’unica ricchezza che abbiamo a disposizione insieme all’intelligenza delle persone che lo vivono e ci vivono.
Abbiamo pensato che è un patrimonio inalienabile da cui i Sardi di oggi e di domani possiamo trarre vita e sostentamento. Si chiama economia ecocompatibile che gli economisti più avveduti dicono è quella che salverà la terra ed i suoi abitanti.
E’ fondata sul risparmio del suolo e sul risparmio energetico; sul recupero e sulla ristrutturazione; sulle bonifiche dei territori barbaramente inquinati e sul loro risanamento; sul restauro e sulla manutenzione; sulla multifunzionalità e sulle risorse locali.
E’ un’economia che richiede strumenti e regole di tutela e salvaguardia. Richiede competenze ed un popolo diffusamente più istruito, consapevole e coinvolto nella sua conservazione; un welfare differente dall’assistenzialismo. Ed il nostro progetto prevedeva e prevede tutto questo.
Si può perdere una battaglia - quella che il Presidente del Consiglio ha intrapreso, senza esclusione di colpi, per trasformare il nostro territorio in un feudo - ma alla fine i Sardi vinceranno perché vorranno difendere il proprio paesaggio da palazzinari e da speculatori di ogni appartenenza politica che vengono di là dal mare ma che sono anche tra noi.
Questo è il commento che mi viene da fare leggendo con gioia e orgoglio la sentenza del TAR Sardegna che respinge il ricorso del Comune di Arzachena.
Spetterà a ciascuno di noi essere il custode di questo bene comune, superando le piccole convenienze personali. In ognuno dei 377 Comuni della Sardegna è dovere di ciascuno conoscere quanto prevede il PPR ed evitare che, per piccoli vantaggi, lungo le coste e nei territori di maggior pregio, cali nuovamente la cappa del cemento.
Il tour che la nuova Giunta Regionale sta compiendo nelle province sarde ha l’obiettivo, già dichiarato in campagna elettorale, di cambiare il PPR per riprendere l’azione progressiva di cementificazione della Sardegna. Quel PPR è stato uno dei punti qualificanti della nostra azione di governo e del nostro progetto politico e che la sentenza del TAR Sardegna n. 979/2009 elogia e vuol difendere.
Tutti siamo in campo perché ognuno ne sia responsabile oggi e domani.
http://www.sardegnademocratica.it/
martedì 30 giugno 2009
Cappellacci: I suoi primi 120 giorni di bugie - di Carlo Mannoni

Cappellacci e il suo brindisi che risale a 120 giorni fà
Ne avemmo subito conferma all’atto del suo insediamento nelle funzioni di presidente della Regione: mi disse, e lo comunicò ai mezzi di informazione, che per cortesia istituzionale avrebbe subito convocato la giunta uscente. Il “truce” Soru lo aveva fatto con gli assessori della giunta Masala di cui Cappellacci faceva parte. Lui no, non lo fece e non rispettò il galateo istituzionale. E’ stata quella prima bugia di Cappellacci da presidente della Regione e su quella strada ha continuato e continuerà, anche se ora lo sbugiardano anche i sardi, tra i quali non sono pochi coloro che nel febbraio scorso lo avevano votato in tandem con Berlusconi.
Si Cappellacci è politicamente un autentico bugiardo. Lo è quando dichiara la sua indefessa operosità, di cui non troviamo traccia nel suo agire da presidente della Regione, e che utilizza come comodo paravento per respingere sdegnosamente le sollecitazioni che gli provengono dalla società sarda e dalle istituzioni locali. Sono emblematici a tale riguardo, e li richiamo come eloquente esempio, i colpevoli e ostinati silenzi davanti alle richieste delle Amministrazioni provinciali di Olbia-Tempio, Sassari e Nuoro, che hanno ripetutamente chiesto di incontrare il presidente della Regione senza mai ottenere risposta alcuna, ma lo sono ancor di più le sue stizzite reazioni - “io lavoro e non ho tempo per le polemiche”- davanti alle contestazioni che gli derivano, e non solo dai suoi nemici, per quel suo continuo “nascondere la faccia” dinanzi alle questioni importanti e indeclinabili.
Ed il suo essere politicamente bugiardo sconfina nel ridicolo, quando lo vediamo e lo sentiamo rivolgersi disperato con un accorato “cari amici” ai contestatori che gliele cantano e gliele suonano a La Maddalena dove si era recato il 20 giugno scorso a portare ai maddalenini, pensate un po’, la buona novella del frate povero nel corso della manifestazione sul G8 dei poveri. Quei “cari amici” subito dopo definiti in tono sprezzante dallo stesso Cappellacci, questa volta al riparo dalle contestazioni, come “gruppo di facinorosi”. A noi quello spudorato – scusate ma non troviamo altri aggettivi - “cari amici” ha ricordato il famoso spot degli anni 90 (“una telefonata allunga la vita”) in cui il simpatico protagonista invocava costantemente un’ultima telefonata per sottrarsi alla fucilazione certa. Ma quella era una sorta di barzelletta e ridevamo, mentre qui siamo nel reale e da ridere c’è ben poco.
Si Cappellacci è, politicamente parlando, proprio un vero bugiardo. Lo è quando sul giornale amico l’Unione Sarda, che gli mette addirittura a disposizione la prima pagina dell’edizione dell’ultima domenica di giugno – di domenica, naturalmente, quando il giornale è più letto – per fare il punto sui primi 100 giorni del suo governo, ricorda con enfasi ai lettori: “abbiamo scelto di caratterizzarci con una minore esposizione su giornali e televisioni…..perché maggiormente attenti alla cura degli interessi esclusivi del popolo sardo che non alla rincorsa di una spettacolarizzazione della politica”. Udite, udite (so che questa espressione irrita Cappellacci e per questo ne faccio volentieri uso), il tono è quello del “cari amici” di La Maddalena, un tono falsamente dimesso ma che disvela invece quello arrogante tanto caro al suo visiting professor Berlusconi, quello del “io lavoro e non ho tempo per le polemiche, tapperò la bocca ai disfattisti!”.
L’attuale Presidente della Regione dice dunque di aver scelto “una minore esposizione su giornali e televisioni”. Noi registriamo invece che non passa giorno nel quale sia l’Unione Sarda che Videolina non esaltino i risultati della giunta Cappellacci, la maggior parte dei quali, quando si tratta di veri risultati e non di pura propaganda, sono stati sino ad ora la conclusione naturale di procedimenti avviati dalla Giunta Soru, al quale peraltro gli stessi mezzi d’informazione non hanno riservato in quasi cinque anni neanche un’intervista. E il sito ufficiale della Regione, quello che fu il miglior sito istituzionale d’Italia? Una continua passerella per il Presidente ed i suoi assessori, senza controparte e contradditorio. Ricordate il servizio del 14 aprile scorso sulla la passeggiata del Presidente e i suoi assessori a Capoterra? Vedetelo (http://www.regione.sardegna.it/j/v/13?s=111791&v=2&c=3652&t=1),
ne vale proprio la pena perché è davvero un cult e vi spiega in cosa consiste “la spettacolarizzazione della politica”.
Come definire dunque il profilo dell’attuale presidente della Regione se non una vera e propria spettacolarizzazione della politica, in taluni casi al limite della farsa? Come il comunicato stampa del 25 giugno scorso dal titolo “Via libera al bando Master and Back 2009”, riportato da stampa e notiziari ed in tutta evidenza sul sito istituzionale della Regione. Partendo dal titolo i migliaia di laureati in protesta da tempo per i ritardi ingiustificati nella pubblicazione del bando devono aver tirato un sospiro di sollievo: tutto risolto dunque, si va alla pubblicazione!
Niente di tutto questo, cari giovani neolaureati, e indietro tutta: Cappellacci con l’ennesima faula (uso il gallurese, faula significa bugia, una favola insomma) ricorda che i gravi ritardi hanno “spinto la Presidenza”, udite udite, “ a occuparsi più da vicino di Master and Back… intraprendendo una serie di azioni di natura organizzativa che porteranno più efficienza ed efficacia nella gestione del programma” e “richiedendo espressamente all'Agenzia per il lavoro di attribuire una responsabilità di progetto univoca ed assegnare quindi tutte le necessarie risorse affinché Master and Back possa essere attuato nel modo migliore”.
Tradotto in italiano significa che per il bando i neo laureati debbono ancora aspettare confidando che all’Assessorato al lavoro della Regione riescano a trovare nel frattempo una figura dirigenziale alla quale attribuire “una responsabilità di progetto univoca”.Ditemi se di questi tempi è poco!
La vicenda del Master and Back 2009 mi ricorda quella della prima cinquecento di famiglia comperata di seconda mano ai primi degli anni ‘60 dal mio fratello maggiore: certe volte il motore facendo le bizze e sussultando non ne voleva sentire proprio di avviarsi, ed a me ragazzino che impaziente gli chiedevo “ma quando parte?” mio fratello rispondeva rassicurante “parte, parte, vedrai che prima o poi parte!”. Pressappoco lo stesso tipo di risposta, in perfetto burocratese, che oggi Cappellacci da ai tanti neo laureati sardi in attesa. Solo che a Cappellacci, checché lui ne dica, non abbiamo lasciato in eredità una cinquecento di seconda mano, perché la macchina c’è ed è buona: bisogna solo saperla guidare.
Ed infine,l’ultima faula del Cappellacci faulaggju (perdonatemi ancora il gallurese ma la balla di Cappellacci è esplosa sabato 27 giugno a Olbia e quindi qui il gallurese è pertinente). La balla riguarda l’appalto del primo lotto della Olbia – Sassari che il Cappellacci ha annunciato dopo aver firmato, proprio ad Olbia, un accordo e con ENAC e la GEASAR (la società di gestione del “Costa Smeralda”) che riguarda, tra l’altro, gli interventi di ampliamento dell’aeroporto di Olbia e la viabilità di accesso all’aerostazione.
Lo stesso accordo lo aveva firmato il presidente Soru nella serata del 7 novembre del 2008 a Fiumicino. Ora c’è solo qualche fondo ANAS in più, peraltro già destinato dall’Azienda delle strade, d’intesa con la giunta Soru, per l’allargamento a quattro corsie dei poco più di due chilometri della SS 199 che dallo svincolo della SS 597 conduce ad Olbia. Progetto definito con la giunta Soru ancora in carica e perfezionato nei primi due mesi di quest’anno.
Qui Cappellacci, aiutato dal giornale amico di Cagliari, che il 28 giugno intitola in prima pagina a caratteri cubitali “Sbloccati i fondi del G8, via la primo lotto della Sassari-Olbia “, eguaglia davvero in fatto di mistificazione e travisamento della realtà il suo padre politico putativo e visiting professor personale, Berlusconi.
Ma che cosa porta di nuovo Cappellacci e perché tanta esultanza del giornale amico l’Unione Sarda che ci ricorda l’analogo tripudio dello stesso quotidiano durante la campagna elettorale, quando Cappellacci tentò il colpo ad effetto promettendo ai disoccupati sardi un bonus da 5000 euro x 5 anni come dote da presentare alle aziende? " Con quei soldi" disse Cappellacci "si pagherà' la formazione e si incentiverà l'azienda a tenerselo". "Un colpo a sorpresa" esultò l'Unione Sarda, e tutti a correrle dietro. Che ne è stato di quel bonus se non l’ennesimo bluff volato via come uno dei tanti palloncini dalle mani del candidato Cappellacci?.
Cappellacci non ci porta proprio niente di nuovo. Infatti i fondi FAS (fondi delle aree sottosviluppate) non sono mai spariti perché sono della Regione e la giunta Soru li aveva destinati con la deliberazione del 15 dicembre 2008, per 470 milioni di euro, agli interventi sulla rete stradale fondamentale correlati all’evento G8. La Sassari Olbia per intenderci. Gli stessi fondi resi disponibili con l’ordinanza di Berlusconi dell’agosto del 2008 e subito dopo revocati dallo stesso Berlusconi con il decreto legge del mese di ottobre (quando si dice che il capo del governo questo G8 in Sardegna non lo abbia mai voluto in dispregio al presidente Soru non ci allontana certo dalla realtà!).
Non ci porta niente di nuovo perché il 10 luglio del 2008 la Conferenza unificata Stato-Regioni aveva deliberato, su richiesta del Presidente Soru, di inserire la Sassari-Olbia tra le grandi opere della Legge Obiettivo, inserimento deliberato subito dopo dal CIPE, ed aveva valutato l’intervento ”positivamente ai fini di un possibile cofinanziamento statale”. Conosce tutto questo il Presidente Cappellacci? E, soprattutto, ha battuto cassa a Roma presso il Governo amico che deve onorare la cambiale firmata a Renato Soru?
Al contrario Cappellacci ci porta invece una grande inerzia – la cinquecento questa volta non parte perché nessuno si cura di girare la chiave dell’accensione - perché in quattro mesi, da quando è presidente della Regione, nulla si è mosso delle procedure portate avanti dalla giunta Soru per la realizzazione della nuova Sassari-Olbia, procedure che gli ricordiamo: pubblicati nel mese di agosto del 2008 i bandi di gara per gli 8 lotti della nuova strada; approvati nel successivo mese di settembre nella apposita conferenza di servizio i progetti preliminari, con i pareri paesaggistici della Regione e dello Stato, da appaltarsi mediante appalto integrato; prequalificate ai primi di dicembre per ciascuno degli 8 lotti le imprese da invitare a formulare l’offerta.
Oggi attendiamo che queste procedure riprendano ed è una presa in giro per i sardi affermare solennemente che appaltare poco più dei due chilometri della SS 199 in prossimità dell’aeroporto di Olbia, ammesso che lo si faccia, voglia dire che la Sassari-Olbia è al via. Perché al via lo è da tanto tempo senza che la giunta Cappellacci abbia adottato un solo atto al riguardo.
Cappellacci infine, e questo è l’aspetto che più ci preoccupa come sardi, ci pare addirittura poco informato in materia. Gli suggeriamo allora di farsi raccontare come stanno realmente le cose da Mauro Pili che sull’argomento appare invece sempre aggiornato. Ottenute le informazioni lo invitiamo a recarsi doverosamente a Roma non tanto per spegnere la famosa candelina dell’altrettanto famosa torta festeggiando non sappiamo cosa con esponenti di primo piano del governo Berlusconi, ma per far sentire la voce dei sardi, di quelli “incazzati” per dirla alla Sale, e rivendicare l’intervento finanziario governativo per la nuova Sassari-Olbia promesso nella conferenza Stato- Regioni del 10 luglio del 2008.
Ci vada però, ci permettiamo di suggerirgli anche questo, portandosi dietro un registratore con le solenni promesse fatte da Berlusconi in campagna elettorale in lungo e per largo per la Sardegna al grido, un urlo direi, “strade per tutti”. Lo porti con se davvero perché sappiamo che a Berlusconi i registratori, soprattutto in questo periodo, incutono un certo timore.
Abbiamo finito quasi scherzando, ma si può essere seri anche con l’ironia, ricordandoci però, come ci è capitato di scrivere qualche tempo fa, che non siamo su "scherzi a parte", ma siamo a Cagliari in Viale Trento, sede della Giunta regionale, era Berlusconi- Cappellacci.
http://www.sardegnademocratica.it/
lunedì 22 giugno 2009
Deriu con una lettera al Presidente Napolitano: "Intervenga per favorire l'incontro col Presidente Cappellacci"

Il presidente della provincia di Nuoro, Roberto Deriu, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in cui accusa il presidente della Giunta regionale, Ugo Cappellacci, di violare la costituzione. Ecco la lettera integrale inviata dal Presidente della Provincia di Nuoro Roberto Deriu al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.
Signor Presidente, ritengo doveroso formulare la presente per informarla che all’ indomani delle elezione dell’ on. Ugo Cappellacci nell’ufficio di Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, avvenuta nel febbraio del 2009, nella mia qualità di Presidente della Provincia di Nuoro e di Presidente dell’Unione Province Sarde, ho più volte manifestato allo stesso l’esigenza di un confronto politico ed istituzionale per rappresentargli alcune gravi questioni che riguardano il territorio e le popolazioni delle Province sarde. Precisamente, - con la lettera dell’11 marzo, ho esposto al Presidente della Regione la necessità di addivenire ad opportune intese per portare a compimento il processo di trasferimento di compiti e funzioni amministrative dalla Regione al sistema delle autonomie locali, intrapreso con la legge regionale n. 9/2006, con particolare riferimento all’assegnazione alle Province di idonee risorse finanziare che consentano di assolvere integralmente alle funzioni pubbliche loro attribuite; - con la lettera del 31 marzo 2008, inviata insieme alle organizzazioni sindacali e all’ Associazione della Confindustria della Sardegna Centrale, ho auspicato la convocazione della cabina territoriale di regia, dallo stesso on. Cappellacci annunciata immediatamente dopo l’elezione, perché la Regione, la Provincia di Nuoro, le organizzazioni sindacali e di categoria, analizzino congiuntamente le proposte già elaborate per la riorganizzazione dell’offerta infrastrutturale delle aree industriali, con precipuo riferimento ai progetti- ritenuti di valenza strategica per il consolidamento ed il rilancio del territorio - che prevedono la realizzazione di un sistema energetico, dei servizi e dei trasporti funzionale alle imprese presenti e attrattivo di nuove attività; -con le lettere del 3 aprile, ho chiesto l’ assegnazione alle Province delle risorse finanziarie già stanziate – circa 72 milioni di euro per le annualità 2006, 2007, 2008 - previste dall’ art. 43 della legge regionale n. 20/2005 “recante norme in materia di promozione dell’occupazione, sicurezza e qualità del lavoro” finalizzate a erogare alle imprese indennità di inserimento sperimentale per programmi di formazione, ricerca e inserimento lavorativo; - con la lettera dell’8 maggio, ho invitato il Presidente della Regione al rispetto dell’ Accordo di Programma, del 2007, per il riordino delle infrastrutture dell’area di Ottana Bolotana e Noragugume, che impegna la Regione a contribuire con 2 milioni di euro perché la zona industriale, fra i motori economici della Provincia di Nuoro, raggiunga standard di servizi e di infrastrutture che la rendano competitiva ed attrattiva. Non avendo ricevuto alcun riscontro alle richieste di incontro e di esame delle problematiche sopra esposte, con lettera pubblica del 12 giugno, purtroppo senza alcun successo, ho reiterato all’ on. Cappellacci l’invito ad attivare l’invocato confronto politico istituzionale. Ritengo che tale condotta omissiva dell’ on. Cappellacci, oltre ad esporsi a gravi censure in ordine alle responsabilità politiche della Regione nella tutela degli interessi generali del popolo sardo, in relazione ai temi dello sviluppo economico e alla coesione sociale dei territori e delle popolazioni, comporti la lesione dei principi costituzionali di equiordinazione degli enti costitutivi della Repubblica e della leale cooperazione fra gli stessi nel governo degli interessi pubblici, consacrati dalla recente riforma del titolo V, parte II, della Carta Costituzionali, cui lo stesso ha prestato solenne giuramento all’atto del suo insediamento. Pertanto, mi permetto di appellarmi alla sua sensibilità personale e alle sue prerogative costituzionali, perché, quale suprema magistratura dello Repubblica e primo garante e custode dei valori e dei principi costituzionali, voglia intraprendere ogni opportuna iniziativa nei confronti del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, volta a far cessare un comportamento così gravemente pregiudizievole verso le comunità locali, di cui le Province hanno la rappresentanza politica e le connesse responsabilità di cura degli interessi e di promozione dello sviluppo. RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà dedicarci colgo l’occasione per porgerLe i più deferenti saluti.
Il Presidente della Provincia di Nuoro
Roberto Deriu